Circular Economy e rifiuti zero: la revisione delle Direttive Europee

Se la Direttiva Quadro sui rifiuti 2008/98/CE ha introdotto nuove disposizioni volte ad accompagnare l’Unione Europea verso quella che è definita la "società del riciclaggio", la revisione delle Direttive Europee nel settore dei rifiuti punta oggi alla definizione di un nuovo sistema economico in cui il rifiuto è una risorsa.

Le Direttive interessate dalla revisione sono:

  • 2008/98/EC sui rifiuti,
  • 1994/62/EC sui rifiuti di imballaggio,
  • 1999/31/EC sulle Discariche,
  • 2000/53/EC sul fine vita dei veicoli,
  • 2006/66/EC sulle pile e batterie e sui rifiuti di pile e batterie,
  • 2012/19/EU sui RAEE.

La Commissione Europea ha adottato nel 2014, con la Comunicazione 398/2014, il programma denominato “Verso una economia circolare: programma per un’ Europa a zero rifiuti” che contiene un quadro comune e coerente per promuovere l’economia circolare e che in sintesi prevede di:

  • Promuovere il riciclaggio e prevenire lo spreco delle materie prime;
  • Creare nuovi posti di lavoro e crescita economica;
  • Individuare nuovi modelli di business come l’eco-design e la simbiosi industriale che insieme possono portare ai “rifiuti zero”;
  • Ridurre le emissioni climalteranti e l’impatto complessivo sull’ambiente provocato dalla gestione dei rifiuti.

Il “pacchetto” sull’economia circolare ha portato la Commissione Europea a rivedere e revisionare le Direttive in materia di rifiuti attraverso un insieme di proposte legislative che ad oggi sono in fase di consultazione in ciascuno Stato Membro.

Le proposte di revisione vedono nuovi obiettivi di riciclo e di prevenzione nonché l’introduzione di nuove definizioni e sistemi di controllo e monitoraggio che permettano, in tempi brevi, di conoscere lo stato dell’arte in ciascuno Stato Membro.

In particolare la proposta prospetta di:

  • Aumentare la percentuale di riciclo / riutilizzo dei rifiuti urbani al 70% nel 2030;
  • Aumentare il riciclaggio dei rifiuti di imballaggio / riutilizzo al 80% nel 2030, con obiettivi specifici per materiale impostati per crescere gradualmente tra il 2020 e il 2030 (per raggiungere il 90% per la carta entro il 2025 e del 60% per la plastica, l'80% per il legno, il 90% dei metalli ferrosi, alluminio e vetro per la fine del 2030);
  • Eliminare gradualmente il conferimento in discarica dei materiali riciclabili entro il 2025 (compresi plastica, carta, metalli, vetro e rifiuti organici) e ridurre il conferimento dei rifiuti in discariche ad un tasso massimo del 25%;
  • Ridurre la produzione di rifiuti alimentari del 30% entro il 2025;
  • Introdurre un sistema di allarme precoce per prevenire ed evitare eventuali difficoltà;
  • Garantire la piena tracciabilità dei rifiuti pericolosi;
  • Aumentare il rapporto costo-beneficio dei programmi di Responsabilità estesa del produttore definendo condizioni minime;
  • Semplificare gli obblighi di comunicazione e di alleggerire gli obblighi che interessano le PMI;
  • Armonizzare e semplificare il calcolo degli obiettivi e migliorare l'affidabilità delle statistiche chiave;
  • Migliorare la coerenza globale allineando le definizioni e rimuovendo i requisiti normativi obsoleti.

La proposta di modifica della direttiva discende dalla precedente Commissione Barroso, ma l'attuale commissione Junker la ritirò immediatamente per poi promettere di ripresentarla migliorata a fronte delle critiche ricevute in quell'occasione.

Il 2 Dicembre 2015 l’UE ha presentato un nuovo pacchetto di misure sull'economia circolare. Si tratta della normativa che dovrebbe rottamare discariche e ridurre il ricorso al recupero energetico, mettere fine allo spreco di cibo, obbligare una volta per tutte alla raccolta separata della frazione organica dei rifiuti, allungare la vita ai prodotti con obblighi di riciclabilità e riparabilità per gli elettrodomestici.

L’obiettivo di riciclo dei rifiuti urbani, che era del 70% al 2030 nella prima proposta, scende al 65%  così come diminuisce del 5% l’obiettivo di riciclo degli imballaggi  rispetto alla precedente proposta (dall’80 al 75% entro il 2030).

Il documento attuale prevede che possano finire in discarica nel 2030 fino al 10% dei rifiuti domestici, compresi rifiuti riciclabili o compostabili. Mentre quello precedente fissava, per la stessa data, un massimo del 5% per i rifiuti non pericolosi di origine domestica ed escludeva quelli riciclabili o compostabili.

Viene inoltre rafforzato il principio di responsabilità estesa del produttore che diviene obbligatorio per tutti gli Stati membri per la copertura degli oneri di raccolta. I regimi di responsabilità estesa del produttore costituiscono una parte essenziale della gestione dei rifiuti efficiente, ma la loro efficacia e le prestazioni differiscono notevolmente tra gli Stati membri. E’ quindi necessario individuare un modello unico e reale da poter applicare uniformemente a livello europeo, in modo da non creare asimmetrie tra i diversi Stati membri. Il modello deve garantire che tale costo di gestione del fine vita del prodotto non venga scaricato sul consumatore.

Nella proposta viene data molta importanza alla standardizzazione dei dati e al sistema di monitoraggio per il raggiungimento dei target imposti. E’ necessario avere una base dati uniformata nei vari Stati membri in modo tale da facilitare la valutazione comparativa, l’analisi dello stato della gestione dei rifiuti e il monitoraggio dei progressi.

Nell’attuale proposta si parla di organizzare la raccolta separata della frazione organica entro il 2025 laddove si dimostri tecnicamente, economicamente e ambientalmente possibile, mentre nella precedente versione tale raccolta sarebbe dovuta essere obbligatoria ovunque entro il 2025.

Per la riduzione dello spreco di cibo, veniva individuato come obiettivo una riduzione del 30% del cibo finito in spazzatura nel 2025 rispetto ai valori del 2017 mentre ora non viene suggerito nessun obiettivo ma solo una proposta di armonizzazione della metodologia di calcolo.

Un aspetto positivo è, invece, quello legato alla direttiva Ecodesign, dove finalmente verranno inseriti criteri di durevolezza, riciclabilità e riparabilità negli elettrodomestici prodotti e venduti in Europa, così da combattere l'odioso fenomeno della obsolescenza programmata. Da anni gli ambientalisti a Bruxelles chiedono l'allargamento di questa direttiva oltre il tema dell'energia e pare arrivata la volta buona: risparmiare risorse nella produzione di un elettrodomestico e dargli una vita più lunga significa, infatti, anche diminuire le emissioni globali.

Di seguito si riporta un paragone tra il pacchetto Economia circolare nella sua originale formulazione nel 2014 e nella versione attuale di Junker e Timmermans:

 

Cosa

Proposta 2014

Proposta 2015

 

Obiettivo di riciclo rifiuti urbani

70% al 2030

65% al 2030

Estonia, Grecia, Croazia, Lettonia, Malta, Romania e Slovacchia potranno chiedere una proroga di 5 anni.

Obiettivo di riciclo imballaggi

80% al 2030

75% al 2030

Obiettivo indicativo di riduzione spreco di cibo

30% in meno di cibo finito in spazzatura nel 2025 rispetto ai valori del 2017

Nessun obiettivo, ma solo una proposta di armonizzazione della metodologia di calcolo e un riferimento agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'ONU

Obiettivi sulle discariche

Al massimo il 5% dei rifiuti non pericolosi di origine domestica potranno andare in discarica al 2030 (indicativo). Mai discarica per quelli riciclabili o compostabili

Fino al 10%  dei rifiuti domestici potranno finire in discarica nel 2030 compresi rifiuti riciclabili o compostabili (obbligo vincolante)

=

Raccolta separata della frazione organica (umido)

Obbligatoria ovunque entro il 2025

Organizzarla ovunque entro il 2025  laddove si dimostri tecnicamente, economicamente ed ambientalmente  possibile

Prevenzione dell'obsolescenza programmata

Nessuna menzione

In programma una campagna di test indipendenti a partire dal 2018 (nel piano delle azioni non vincolanti)

Obiettivo di efficienza nell'uso delle risorse (fare gli stessi prodotti consumando meno materiali)

Indicativamente 30%, basato sul consumo di materie prime.

Nessuna menzione di questo obiettivo, che era la base del pacchetto.

Focus sulla riduzione delle risorse nella direttiva progettazione ecocompatibile (ecodesign)

Presente, anche se non c'erano tempistiche

Presente, con tempistiche indicative

=

Definizione di standard per il riciclo

Non previsti

Sviluppo di standard di qualità per le materie prime seconde ma inserito nel piano delle azioni non vincolanti

=

Fonte: EEB – European environmental bureau

Di particolare rilevanza per i legislatori europei è l’importanza del dato e il monitoraggio dello stesso.

A testimonianza di ciò si indicano gli articoli inseriti nella proposta di modifica della Direttiva Europea presentata il 2 Dicembre 2015.

  • Art.6: per assicurare che gli obiettivi di riciclo si basino su dati affidabili e comparabili e per consentire un monitoraggio più efficace dei progressi compiuti nel conseguimento di tali obiettivi, la definizione di rifiuti urbani nella direttiva 2008/98/CE dovrebbe essere in linea con la definizione utilizzata a fini statistici dall'Ufficio statistico europeo e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, sulla base della quale gli Stati membri hanno segnalato i dati per diversi anni. La definizione di rifiuti urbani nella presente direttiva è neutrale per quanto riguarda la natura pubblica o privata dei rifiuti dell'operatore di gestione.
  • Art.17: al fine di garantire l'affidabilità dei dati raccolti sulla preparazione per il riutilizzo, è essenziale stabilire regole comuni per la comunicazione dei dati. Allo stesso modo, è importante stabilire regole più precise su come gli Stati membri devono riferire ciò che è effettivamente riciclato e può essere contato verso il raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio.
  • Art.21: la corretta gestione dei rifiuti pericolosi presenta ancora un problema nella UE i dati sul suo trattamento sono in parte mancanti. E' pertanto necessario rafforzare la tenuta dei registri e meccanismi di tracciabilità attraverso l'istituzione di registri elettronici per rifiuti pericolosi negli Stati membri. La raccolta di dati elettronici dovrebbe essere esteso ad altri tipi di rifiuti al fine di semplificare la registrazione e migliorare il monitoraggio dei flussi di rifiuti nell'Unione.
  • Art.27: le relazioni sullo stato di avanzamento preparate dagli Stati membri, previste con frequenza triennale, non hanno dimostrato di essere uno strumento efficace per la verifica di conformità e garantire una buona attuazione e stanno generando oneri amministrativi inutili. È quindi opportuno abrogare le disposizioni che obbligano gli Stati membri a produrre tali rapporti. Invece il monitoraggio della conformità deve basarsi esclusivamente sui dati statistici che gli Stati membri riportano ogni anno alla Commissione.
  • Art.28: I dati statistici comunicati dagli Stati membri sono essenziali alla Commissione per valutare il rispetto della legislazione sui rifiuti in tutti gli Stati membri. La qualità, l'affidabilità e la comparabilità delle statistiche dovrebbe essere migliorata con l'introduzione di un unico punto di accesso per tutti i dati sui rifiuti, l'eliminazione di obblighi di comunicazione obsoleti, l'analisi comparativa delle metodologie di comunicazione nazionali e introducendo un rapporto di verifica della qualità dei dati.  

Se facciamo una fotografia dello stato attuale dei sistemi di reportistica presenti negli Stati membri troviamo:

  • In Italia la “Banca Dati ANCI CONAI” attraverso lo strumento “SmartWaste”; Il sistema ORSO e la Banca Dati ISPRA
  • In Portogallo il sistema “Lipor”
  • In Francia “Regions for re cycling”

Dalle varie novità dell’attuale proposta di modifica della Direttiva si può notare una diretta connessione con le recenti disposizione della Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici - COP21. Ad oggi sono  62 i paesi che hanno già ratificato l'accordo, che rappresentano quasi il 52% delle emissioni globali. Tra questi anche Usa e Cina, i principali produttori.