La legislazione italiana

In Italia il Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, che ha modificato e integrato la parte IV “Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati” del D.Lgs. 152/2006 ha reso il Testo Unico sull’ambiente in linea con i contenuti della Direttiva Europea 2008/98 i cui principi, in attesa che avvenga la revisione complessiva della legislazione europea, sono riportati nel seguito e guidano ancora le scelte nel settore nel nostro Paese.

L’art. 178 ("Principi") del D.Lgs 152/06 introduce il principio di sostenibilità e l’assoggettamento della gestione dei rifiuti ai “..criteri di fattibilità tecnica ed economica”.

La fase della “Preparazione per il riutilizzo”, intesa come l’insieme di tutte quelle operazioni di controllo, pulizia e riparazione attraverso cui i prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti, sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento, viene inserita nella gerarchia dei rifiuti (Art. 179 Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti").

La gerarchia dei rifiuti viene inoltre indebolita e resa derogabile anche per singoli flussi di rifiuti, in relazione ai loro impatti complessivi si riporta integralmente il comma 2 dell’art. 179:

La gerarchia stabilisce, in generale, un ordine di priorità di ciò che costituisce la migliore opzione ambientale”..... - omissis - ...

Il comma 3 dello stesso articolo recita:

"Con riferimento a singoli flussi di rifiuti è consentito discostarsi, in via eccezionale, dall'ordine di priorità di cui al comma 1 qualora ciò sia giustificato, nel rispetto del principio di precauzione e sostenibilità, in base ad una specifica analisi degli impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti sia sotto il profilo ambientale e sanitario, in termini di ciclo di vita, che sotto il profilo sociale ed economico, ivi compresi la fattibilità tecnica e la protezione delle risorse."

Nel rispetto dei criteri di priorità nella gestione dei rifiuti di cui all’articolo 179, si devono quindi adottare tutte le misure volte a garantire il miglior risultato complessivo, tenendo conto degli impatti sanitari, sociali ed economici e della possibilità di discostarsi da tale ordine di priorità, in base ad una specifica analisi degli impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti sia sotto il profilo ambientale e sanitario, in termini di ciclo di vita, che sotto il profilo sociale ed economico, ivi compresi la fattibilità tecnica e la protezione delle risorse.

Proprio a rimarcare l’importanza e l’applicazione di tali principi si può citare la Circolare del 26 marzo 2012 del Ministero dell’Ambiente dove si ribadisce che occorre sempre adottare la migliore opzione ambientale al fine di ridurre e minimizzare gli impatti derivanti dalla gestione dei rifiuti. Possono infatti verificarsi situazioni in cui il recupero di energia può rappresentare la migliore soluzione ambientale (vedasi l’impatto determinato dai trasporti a impianti molto distanti per la rigenerazione gli oli minerali usati).

L'articolo 181 (“Riciclaggio e recupero dei rifiuti”), di seguito riportato integralmente, fissa i nuovi obiettivi in termini di percentuali di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti:

1. Al fine di promuovere il riciclaggio di alta qualità e di soddisfare i necessari criteri qualitativi per i diversi settori del riciclaggio, sulla base delle indicazioni fornite dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, le regioni stabiliscono i criteri con i quali i Comuni provvedono a realizzare la raccolta differenziata in conformità a quanto previsto dall'articolo 205. Le autorità competenti realizzano, altresì, entro il 2015 la raccolta differenziata almeno per la carta, metalli, plastica e vetro, e ove possibile, per il legno, nonché adottano le misure necessarie per conseguire i seguenti obiettivi:

  • entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti sono simili a quelli domestici, sarà aumentata complessivamente almeno al 50% in termini di peso.”

Tale percentuale così come previsto dalla Decisione UE del 18 novembre 2011, sarà calcolata a livello nazionale con una metodologia da individuarsi tra le quattro presenti nel documento. Il Ministero dell’Ambiente ha scelto come Metodologia di calcolo la N. 2 considerando come frazioni di rifiuto da conteggiare la carta, il cartone, la plastica, i metalli, il vetro,il legno e la frazione organica.

Gli obiettivi nazionali di raccolta differenziata in capo alle Ato ovvero ai Comuni, di cui all’art. 205, sono fissati al 65% di raccolta differenziata entro il 31 dicembre del 2012. A tale scadenza l’Italia non ha raggiunto gli obiettivi e il legislatore non ha aggiornato tale valore che resta quindi al momento l’unico obiettivo nazionale.

Il 12 aprile 2014 è entrato in vigore il decreto legislativo 14 marzo 2014 n. 49, pubblicato sul supplemento ordinario n. 30 della Gazzetta Ufficiale del 28 marzo 2014 n. 73, che recepisce la su citata direttiva 2012/19/UE in materia di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).

A decorrere dall’entrata in vigore del Decreto legislativo n. 49/2014 è abrogato il Decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, e successive modificazioni, ad eccezione dell’articolo 6, comma 1-bis, dell’articolo 10, comma 4, dell’articolo 13, comma 8, dell’articolo 15, commi 1 e 4, e dell’articolo 20, comma 4.

Il provvedimento, che rappresenta la "norma quadro" italiana in materia di RAEE, è composto da 42 articoli e 10 allegati; gli obiettivi della norma, che recepisce le nove disposizioni europee sulla materia, sono:

 

  • prevenire o ridurre gli impatti sull'ambiente connessi alla produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche;
  • migliorare la qualità del trattamento dei RAEE;
  • rafforzare le misure di controllo;
  • ridurre i costi amministrativi;
  • mantenere un elevato livello di tutela dell'ambiente.

 

Il D.Lgs. 20 novembre 2008 n. 188 così come modificato dal D.Lgs. n. 21 del 2011 disciplina l’immissione sul mercato delle pile e degli accumulatori nonché la raccolta, il trattamento, il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti e di pile e accumulatori, in attuazione della Direttiva 2006/66/CE. Gli art. 6 e 7 del Decreto estendono ai Produttori, o ai Terzi che agiscono in loro nome, la Responsabilità della gestione e organizzazione della raccolta, trattamento e smaltimento dei Rifiuti di Pile e Accumulatori.

L’art. 8 fissa gli Obiettivi di Raccolta:

  •  entro il 26 settembre 2012 il raggiungimento del 25% dell’immesso sul mercato;
  •  entro il 26 settembre 2016 il raggiungimento del 45% dell’immesso sul mercato.

 

Il 2 Febbraio 2016, è entrata in vigore la legge 221/2015 sulla “Green Economy”, nota anche come Collegato Ambientale alla legge di stabilità 2014.

Il provvedimento, recante "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", introduce numerose disposizioni per la tutela dell’ambiente e la promozione dell’economia verde.

Il Collegato contiene disposizioni che riguardano moltissime materie: valutazione di impatto ambientale, gestione dei rifiuti, blue economy, prevenzione del dissesto idrogeologico, mobilità sostenibile e appalti verdi, nonché norme volte a favorire il riuso dei materiali. Con questo provvedimento vengono inoltre attivati meccanismi premianti per i comportamenti virtuosi dei cittadini, delle imprese e delle amministrazioni.

Si evidenzia che il Collegato ambientale non ha affrontato temi rilevanti posti dai vari stakeholders, tra i quali la natura pubblica dei Consorzi, l’eco ed equo contemperamento tra le esigenze di apertura del mercato e la tutela dell’ambiente, la proprietà del rifiuto e l’accessibilità ai dati (Green Open Data).